Il concerto numero 1 della centenaria storia della Società del Quartetto si è tenuto il 20 gennaio del 1910 nel salone della Società del Casino (oggi Palazzo delle Opere Sociali) in Piazza Duomo.
Da allora, quello della sede ove ospitare i concerti è sempre stato un grosso problema per il Quartetto (e per tutti gli operatori musicali vicentini), se solo consideriamo che dai tempi della seconda Guerra Mondiale fino al 2008 la città non ha più avuto un Teatro degno di ospitare solisti e complessi cameristici (della "sinfonica", neanche a parlarne).
Già nel settembre del 1910 il primo Segretario dell'Associazione, Gino Carugati, ebbe a scrivere al Presidente Antonio Fogazzaro: "…ho visto un altro paio di sale ma non se ne fa niente, troppo piccole. Non ho lasciato, però, ogni speranza, e a giorni mi metterò a peregrinare in cerca del tetto". Un affanno che, da allora e fino ai nostri giorni, toccherà a tutti i programmatori e responsabili artistici del Quartetto.
Così in un secolo di storia i concerti del Quartetto sono stati ospitati in più di 50 diverse "location", un vero e proprio record per una città delle dimensioni di Vicenza: teatri e cinema, saloni, palazzi, auditorium, chiese, oratori, palazzetti dello sport, aule magne, centri convegni. Generazioni di presidenti e segretari non hanno posto limiti alla loro fantasia, pur di assegnare ogni volta una degna cornice - ma non sempre è stato possibile - ai concerti del Quartetto.
Fra le tante curiosità legate ai "luoghi del Quartetto" sono da ricordare alcune memorabili serate - a cavallo fra gli anni '60 e '70 - nelle quali riuscirono a trovar posto al Teatro Olimpico ben 1200 persone (!), in barba alle più elementari norme di sicurezza per il pubblico e di tutela per l'inestimabile scrigno palladiano, che oggi opportunamente impongono un afflusso massimo di 450 spettatori.
Gli annali riportano in particolare due "pienoni" all'Olimpico, che coincidono anche con le ultime apparizioni vicentine di altrettanti eccelsi pianisti: il 21 aprile del 1968, quando suonò Arturo Benedetti Michelangeli ed il 3 giugno del 1973, con l'ottantasettenne Arthur Rubinstein.
Erano più di 1000 anche gli spettatori accorsi, in tempi più recenti (era la metà degli anni Ottanta), per il recital solistico di Uto Ughi alla Basilica di San Felice, con i Consiglieri dell'Associazione impegnati a fare da "scudo umano" ad un centinaio di "scalmanati" rimasti senza biglietto che dall'esterno minacciavano di abbattere a spallate i pesanti portoni della Basilica.
E a proposito di San Felice è interessante notare che il debutto della basilica romanica come "sala da concerti" avvenne nel lontano 5 maggio 1957 quando il Vescovo Zinato, fino ad allora decisamente contrario, capitolò di fronte alle argomentazioni del Presidente Giuseppe Roi.
Da allora in poi molte note sublimi sono risuonate fra le suggestive navate di San Felice: basta ricordare i memorabili recital pianistici di Claudio Arrau, Radu Lupu, Alfred Brendel, Alexis Weissemberg, Nikita Magaloff e Sviatoslav Richter.
Il pubblico ? Ha portato pazienza, ha patito il freddo ed il mal di schiena.
Gli artisti ? Sono stati molto comprensivi, attendendo che finisse l'ultima Messa per fare la prova di assestamento in tutta fretta. Non si sono lamentati più di tanto per l'illuminazione e per il freddo. Li abbiamo portati in sacrestia e - con una gran faccia tosta - abbiamo detto loro: "questo è il camerino, Maestro". Che coraggio, con gente che tre sere prima aveva suonato alla Carnagie Hall di New York.
Ma era l'unico modo per portare a Vicenza la Grande Musica.